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26.1.14

Risvegli.



Ce lo ricordiamo tutti il bellissimo film con Robert De Niro e Robin Williams.
Mutatis mutandis, una buona parte dei politici e dei commentatori in questi ultimi 7 giorni mi rammentano gli ammalati raccontati nel film di Penny Marhall.
Se ne stavano lì, catatonici, come negli ultimi 20 anni. Pronti a recitare a memoria la stessa parte.
Gli antiberlusconiani a parole, gli alfieri della sinistra giusta, a crogiolarsi nei loro "nella misura in cui". Poi, un giorno, sono arrivate le primarie dell'8 dicembre 2013. 2 milioni di barbari hanno eletto Matteo Renzi a capo del PD. E all'improvviso, eccoli: risvegli.
Da allora è un susseguirsi di dichiarazioni e prese di posizione. Gente che si vergogna che ci si incontri con Berlusconi dopo aver governato con la fiducia di Berlusconi. Pasdaran delle preferenze che pochi mesi fa le consideravano come il male assoluto. Paladini della rappresentanza dei piccoli partiti che scrivevano articoli contro la frammentazione politica. Tutto ed il suo contrario.
Il perché è semplice: la legge elettorale non c'entra niente. E' una questione di orgoglio personale. Ci hanno raccontato per 20 anni che non era possibile, che il fallimento era nelle cose e non nella loro scarsa attitudine alla politica. E invece non è così. Le cose si possono fare. Gli obiettivi si possono raggiungere.
Non era impossibile, erano loro che erano scarsi. Molto, molto semplicemente.
Ah, il film finiva con i catatonici che tornavano catatonici.

21.1.14

La differenza tra le riforme e l'inciucio


Dunque, dopo il voto nella direzione nazionale del PD, c'è l'accordo. Un accordo ampio, che comprende sicuramente PD e Forza Italia, ma probabilmente anche Scelta Civica e Nuovo Centro Destra. Forse anche SEL. Fuori, come sempre, rimangono Grillo e il suo partito freezer che hanno congelato 9 milioni di voti.
Un accordo ampio anche per quanto riguarda i contenuti: legge elettorale, abolizione del Senato come lo abbiamo conosciuto sinora, abolizione definitiva delle Province e nuova riforma del Titolo V della Costituzione.
Si può essere scettici sulla tenuta dell'accordo (ma, visti i tempi dettati da Renzi, risolveremo i nostri dubbi molto presto). Si possono avere legittimi dubbi sul merito dell'accordo, ma una cosa è certa: la politica italiana non subiva un'accelerazione così veemente dai tempi di tangentopoli, quando il movimento dei referendum costrinse il Parlamento ad approvare il Mattarellum e, subito dopo, ad intraprendere una serie di riforme importanti.
Il merito è ovviamente degli elettori del PD che, nonostante il PD, nonostante le tante delusioni e le infinite vicissitudini del partito, a Dicembre si sono recati ancora una volta in massa ai gazebo per votare il nuovo segretario. 3 milioni di cittadini disposti a pagare ancora una volta 2 euro per smuovere la politica dall'inspiegabile torpore che l'avvolgeva.
Matteo Renzi, forte di quel voto, dal 9 dicembre ha cominciato a correre come un matto. 
Per la prima volta in vita mia mi è venuto in mente un paragone quasi sacrilego. Per me, maradoniano senza se e senza ma, l'azione di Renzi è paragonabile al gol del secolo. Quando Diego prese la palla a centrocampo e con una magica giravolta si liberò di due avversari, nessuno poteva sapere che qualche secondo dopo avrebbe depositato il pallone alle spalle di Shilton. Così, con lo splendido discorso della vittoria alla primarie, Matteo Renzi ha cominciato la sua corsa verso la porta. Il gol ancora non l'ha segnato, siamo ancora distanti dalla porta e tutto può avvenire, ma i primi dribbling sono stati entusiasmanti e siamo in quella fase in cui il pubblico, presagendo la segnatura, comincia ad alzarsi dal sediolino, pronta ad esultare.
Ogni tanto temo che sia solo la mia voglia di cambiamento che mi spinge ad essere così fiducioso. Speriamo di no.
Tornando seri, una cosa va chiarita. Anche oggi, su Repubblica, ci si chiede cosa distingua il patto siglato da Renzi e Berlusconi dai tanti (peraltro falliti) tentativi di inciucio ai quali abbiamo assistito in questi 20 anni.
Beh, la risposta credo sia semplicissima. Il contenuto di questo accordo è sotto gli occhi di tutti. Chiaro e limpido. Gli altri tentativi, i vari patti della crostata, invece, riguardavano anche le questioni personali e personalissime di Berlusconi.
Matteo Renzi non ha parlato di giustizia con il Cavaliere. Né di conflitto di interessi. Non ha cercato l'intesa cedendo su quei temi, come invece ha tentato di fare più volte il centrosinistra.
Si può condividere o meno, ma l'accordo raggiunto riguarda solo ed esclusivamente le riforme.
Tra qualche settimana sapremo se possiamo esultare per il gol o dovremo metterci le mani tra i capelli per l'ennesima occasione sprecata, ma di una cosa siamo certi: c'è una differenza enorme tra quello che sta facendo il nuovo PD e gli inciuci di dalemiana memoria.

12.12.13

I leader extraparlamentari non sono tutti uguali


Da più parti, da quando Matteo Renzi ha vinto le primarie del PD, si insiste su questa similitudine.
Renzi, Grillo e Berlusconi, si dice, sono tutti e tre leader che non siedono in Parlamento.
Berlusconi, addirittura, utilizza questa similitudine per sminuire la sua decadenza da Senatore, a causa dei noti fatti penali per i quali è stato condannato.
Ma esistono veramente delle affinità tra i tre?
Secondo me no.
Berlusconi ha una storia di 20 anni alle spalle, sia da Presidente del Consiglio che da capo dell'opposizione in Parlamento c'è sempre stato formalmente, ma non l'ha mai frequentato molto. E' stato colui che si è inventato il Ministro dei rapporti col Parlamento proprio perché non sopportava le liturgie d'aula. Paradossalmente lo status di Senatore è diventato fondamentale per lui solo quando lo hanno dichiarato decaduto.
Grillo ha una storia politica più breve, il suo Movimento è nato in contrapposizione alla "casta" e l'esponente per antonomasia della "casta" è proprio il parlamentare. Gli eletti 5 stelle all'inizio non salutavano i colleghi, non volevano farsi chiamare onorevoli ma cittadini, hanno discusso per 6 mesi di diarie e scontrini, con l'incubo di venire assimilati agli "altri". Grillo in Parlamento dice di non potersi sedere, in ossequio al proprio codice etico che vieta la candidatura dei pregiudicati, ma non gli dispiace affatto, anzi. Sarebbe impossibile recitare il suo ruolo di guru in giacca e cravatta dietro uno scranno di Montecitorio
Renzi, infine, non è in Parlamento solo perché è il Sindaco di Firenze. Il suo futuro è sicuramente parlamentare. Da neo segretario del PD ha voluto incontrare subito il Presidente del Consiglio ed i gruppi parlamentari e proprio sulle riforme ha fondato la sua campagna per le primarie.

La differenza è balzata agli occhi, in maniera plateale, di fronte alla sconsiderata protesta dei cosiddetti forconi che per due giorni ha messo a ferro e fuoco alcune città italiane.
Grillo accarezza la protesta, i suoi parlamentari si fanno riprendere dalle telecamere mentre parlottano con i manifestanti. Il m5s si guarda bene dal condannare le violenze ed i disagi che le manifestazioni hanno provocato. 
Berlusconi idem. Addirittura annuncia di voler incontrare i leader dei forconi. Poi ci ripensa e manda in avanscoperta Daniela Santanché. Il tentativo è quello di strumentalizzare la protesta in chiave antigovernativa, dando la colpa del disagio (che ovviamente è presente tra i manifestanti) a Enrico Letta che pure fino a pochi giorni fa Berlusconi ed i suoi sostenevano.
L'unico partito ad aver affrontato la protesta dei forconi con lungimiranza e senza demagogia è il PD.
Letta è stato chiarissimo nel dire che il disagio va ascoltato, ma che certe piccole minoranze di una categoria economica non possono parlare a nome di tutti, soprattutto quando quelle categorie sono state ascoltate già nelle sedi appropriate attraverso i loro rappresentanti istituzionali.
I forconi si fecero conoscere già 2 anni fa, con i blocchi stradali del 2011. Poi, ricordiamolo, alle elezioni siciliane del 2012 il fondatore del movimento Mariano Ferro ha ottenuto l'1,55%, dimostrandosi tutt'altro che rappresentativo.
Fanno bene il PD di Renzi ed il Presidente del Consiglio Letta a non sottovalutare la protesta, ma fanno benissimo a non assecondarla. Quello di cui abbiamo bisogno, in questo momento, sono le riforme. Di demagogia, negli ultimi 20 anni, ne abbiamo avuta a bizzeffe, grazie soprattutto a Berlusconi e Grillo, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

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