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19.11.13

Finalmente il PD e la sua gente vanno nello stessa direzione.

E' dal febbraio 2002, da quando Nanni Moretti urlò in piazza il suo sconcerto e la sua delusione dando le spalle a Fassino e Rutelli, che le strade del popolo di centrosinistra e dei suoi dirigenti si sono divise.
Ricordo altri momenti emblematici, come l'oceanica manifestazione del popolo dei girotondi a Roma il 14 settembre dello stesso anno. Ricordo il modo in cui gli elettori hanno sorpreso i partiti con la loro straordinaria partecipazione, prima per eleggere Prodi, poi per votare Veltroni e come si sono sentiti delusi quando il governo Prodi è caduto o, peggio, quando la sua candidatura alla Presidenza della Repubblica è stata bruciata in quel modo ignominioso.
Il momento peggiore di questa storia ultradecennale, secondo me, è stato ciò che è successo l'anno scorso alle primarie che hanno contrapposto Bersani a Matteo Renzi. 
Quel guazzabuglio di regole e paletti, di firme e dichiarazioni di intenti che il gruppo dirigente del PD inventò, circa 12 mesi fa, per limitare la partecipazione degli elettori, culminato nell'allontanamento dai seggi di quelli che volevano partecipare in occasione del secondo turno, è stata la rappresentazione plastica e impietosa di un distacco clamoroso.
Ho letto di recente un articolo di Ritanna Armeni, sul Foglio, che racconta benissimo un aspetto di questa divaricazione, quello tra la sinistra intesa come estabilishment e il popolo che la sinistra dovrebbe rappresentare. Armeni estremizza un po' gli esempi, ma sicuramente se pensiamo all'atteggiamento, al linguaggio, alla postura di D'Alema (per dire uno che rappresenta la sinistra in Italia da qualche lustro) e "quella famiglia che all’Autogrill si ingozza di panini, parla con un tono di voce insopportabile e non risparmia qualche scappellotto ai bambini", beh, è difficile immaginare due concetti più distanti.
Dopo la clamorosa sconfitta alle ultime elezioni del PD, dopo aver tergiversato per qualche mese, dopo aver ancora una volta discusso inspiegabilmente sulle regole, si è arrivati a queste benedette primarie e, forse, dopo oltre 10 anni, quella frattura tra gruppo dirigente e popolo di centrosinistra si è finalmente ricomposta.
Innanzitutto, va sottolineato che solo una delle quattro candidature, quella di Cuperlo, era diretta emanazione di un gruppo ben riconoscibile. Cuperlo viene dalla storia del PC, PDS, DS. Come D'Alema, Fassino, Veltroni e Bersani. Degli altri candidati, Pittella, coetaneo di Cuperlo, viene dal Partito Socialista, mentre Civati e Matteo Renzi sono di un'altra generazione.
In secondo luogo, dopo il primo voto, quello riservato agli iscritti e finalizzato a ridurre le candidature da quattro a tre, c'è stata la vera e propria notizia. Il più votato dagli iscritti è stato Matteo Renzi, quello che fino a poco tempo fa veniva visto come un infiltrato, un uomo di centro, se non di centrodestra.
Ed è stato votato con una percentuale alta, il 46,7%. Non la maggioranza assoluta, ma comunque una percentuale di tutto rispetto.
Per carità, questo voto ha aspetti controversi e Renzi lo sa benissimo. Ad andare al voto è stato un partito avvilito da mesi di lotte interne, che ha subito una vera e propria emorragia di iscritti nei 3 anni di segreteria Bersani. Un partito in cui le correnti hanno sclerotizzato la discussione e dal quale in molti sono stati allontanati. Tutto questo è talmente vero che da sempre Matteo Renzi insiste per cercare la legittimazione più ampia possibile, attraverso primarie aperte alla cittadinanza che, finalmente, si terranno l'8 dicembre.
E se l'8 dicembre Matteo Renzi avrà saputo catalizzare attorno a sé un consenso ampio, sia in percentuale che in termini di votanti, finalmente potremmo dire finita la dissociazione tra il PD ed il proprio elettorato che tanto ha nuociuto al centrosinistra e, di conseguenza, all'Italia intera.

8.10.13

Altro che diversamente berlusconiani. Siamo alle solite.

Mentre sui giornali teneva ancora banco la giravolta in parlamento di Berlusconi sul voto di fiducia al governo Letta, ministri e sottosegretari tornano a dividersi sull'IMU.
Tornano i diktat del centrodestra e le resistenze del centrosinistra. Non riesco a non pensare che tutto ciò non è altro la continuazione del dibattito "berlusconi sì berlusconi no" che ci inchioda da 20 anni. Ancora una volta una falsa questione (perché l'IMU sulle case importanti con l'esenzione a 750 euro è una falsa questione) paralizza l'azione politica del Governo, così come in passato è accaduto con l'art. 18, con i DICO, con la lotta ai fannulloni e con mille altre chiacchiere da bar che si sono trascinate in Parlamento, in TV e sui giornali per mesi e mesi.
Non ne posso più. Non vedo l'ora, una volta e per tutte, di abbandonare questa prospettiva e di guardare finalmente avanti.
L'Italia ha bisogno di un cambiamento repentino e coraggioso.
Si badi, il coraggio non è quello che Giovanardi e Formigoni hanno mostrato voltando le spalle al loro leader ormai decadente e in procinto di essere cacciato dal Senato.
Quello, semmai, è l'ennesimo episodio di vile trasformismo, al quale purtroppo la politica ci ha abituati.
Loro sono coraggiosi quanto Scilpoti è responsabile.
Il coraggio, invece, è quello di rischiare qualcosa per ottenere qualcosa di più grande. Questo coraggio, in questo momento, lo può dimostrare solo il PD.
Rischiare la propria posizione di sterile predominanza in un governo anomalo per portare a compimento alcune delle riforme che aspettiamo da 20 anni.
Mettere mano alla macchina dello Stato, alla Pubblica Amministrazione, far ripartire l'agenda digitale, stabilire una direzione per il nostro sviluppo industriale.
Fare la legge elettorale.
I diversamente berlusconiani qualche giorno fa hanno semplicemente espresso un voto per salvaguardare le loro posizioni di potere nel Governo e nel sottogoverno. Chi si era illuso di trovarsi di fronte alla svolta storica, al parricidio, alla destra finalmente europea e alla palingenesi del centrodestra dovrà presto ricredersi. Sperando di non sprecare altro tempo coltivando illusioni.

11.9.13

Il mito della stabilità

Sono settimane, dal giorno della condanna definitiva di Berlusconi, che ascoltiamo ripetere quasi ossessivamente dal Presidente della Repubblica, dal Presidente del Consiglio, da Bankitalia e dalle principali testate giornalistiche che "far cadere il governo sarebbe una follia" che "l'instabilità può costare cara".
Il concetto rimbalza da un'intervista ad un'altra, da un giornale ad un tolk show, dal Quirinale al bar sotto casa.
Tra le nefaste conseguenze di una crisi di governo si annoverano, di volta in volta, il fatto che decadrebbero i provvedimenti che hanno rinviato l'Imu, l'impossibilità di "agganciare la ripresa", il fatto che si vanificherebbero gli sforzi fatti sinora.
Io, sinceramente, penso che ci stiano prendendo per il culo.
Questo governo non ha fatto niente o quasi niente. La cosa dell'IMU ancora non è chiara, ancora non è definitiva e, comunque, c'è l'ombra delle solite accise dalle quali attingere la copertura finanziaria. Tagli strutturali non se ne sono visti. Riforme nemmeno. La storia del comitato dei saggi non pare essere seria, specialmente in considerazione del fatto che il PDL dimostra ogni giorno di avere a cuore solo ed esclusivamente la pelle del proprio leader. E cosa pensi di fare Berlusconi, più di ogni retroscena, lo svelano i banner che girano in rete: torna Forza Italia, quindi si va a votare.
E allora, mi domando, non sarebbe meglio rovesciarle da sinistra queste larghe intese e dire: si vede la fine della crisi, ci vuole un governo riformista serio?

10.6.13

Al PD i comuni e al PDL?



Siamo a poche ore dal risultato elettorale. Il PD ha appena sbaragliato la concorrenza. 16 a 0 nei comuni capoluogo (si partiva da 9 a 7). Il centrosinistra conquista anche 37 dei comuni superiori (+14), mentre il centrodestra passa da 41 a 13 (-38... roba da horror), contando anche meno delle liste civiche (da 6 a 18 +12). Sparisce la lega, il M5s si elegge un proprio sindaco in 2 comuni (Pomezia e Assemini).

Ora, immediatamente arriva la dichiarazione di Letta: il risultato delle amministrative rafforza le larghe intese.

Siccome uno dei due contraenti è uscito largamente vincitore e l'altro è ridotto ai minimi termini, risulta davvero difficile credere che il risultato soddisfi entrambi. Ma se il soddisfa solo il PD e l'intesa soddisfa anche il PDL... viene da domandarsi qual è la contropartita che avranno Berlusconi & Co.
Letta sta forse parlando delle riforme istituzionali? Della giustizia? Parli chiaro, com'è possibile che un risultato del genere rafforzi le larghe intese?

3.9.09

Gestione criminale


Io non ho elementi per sostenere, come fa Pierangelo Maurizio sul blog antibassolino, che le amministrazioni di centrosinistra in Campania abbiano favorito la camorra. Quello che so è che non c'è bisogno di prove di alcun tipo per definire criminale la gestione dei fondi pubblici a Napoli e in Campania.
La Corte dei conti quantificò, meno di un anno fa, in 34 milioni di euro il danno erariale prodotto dalle giunte Bassolino, Marone e Iervolino, con una indagine concentrata quasi esclusivamente sulla sola raccolta differenziata.
A questi vanno aggiunti quelli per le 1113 consulenze costate 11 milioni di euro censite nel 2008 (ma a marzo 2009 i costi erano già a 13 milioni di euro), quelli per la gestione allegra dei fondi europei e tutta un'altra serie di piccoli e grandi episodi.
In rete non si contano i blog ed i siti di cittadini, partiti e associazioni
impegnati nel denunciare le malefatte del centrosinistra.
L'ultimo scandalo venuto alla luce è quello delle fiere pagate dalla Regione Campania in mezzo mondo. Se proprio c'erano da spendere un po' di soldi, magari era meglio utilizzarli per preservare il patrimonio ambientale campano. O no?

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