Visualizzazione post con etichetta governo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta governo. Mostra tutti i post

16.4.14

La verità sulla modifica del 416-ter



Vista la gran caciara che si è scatenata sulla riforma dell'art. 416-ter, metto qui un piccolo promemoria, in modo che ognuno si possa fare la sua idea.
Partiamo dalla precedente formulazione dell'art. 416-ter - Scambio elettorale politico-mafioso:
La pena stabilita dal primo comma dell'articolo 416-bis si applica anche a chi ottiene la promessa di voti prevista dal terzo comma del medesimo articolo 416-bis in cambio della erogazione di denaro.
Nella vecchia formulazione, quindi, c'è un doppio richiamo all'art. 416-bis che recita:
Chiunque fa parte di un'associazione di tipo mafioso formata da tre o più persone, è punito con la reclusione da sette a dodici anni. [...]
L'associazione è di tipo mafioso quando coloro che ne fanno parte si avvalgano della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri, ovvero al fine di impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a sé o ad altri in occasione di consultazioni elettorali.[...]
Veniamo ora alle modifiche approvate oggi in via definitiva.
Il 416-ter è oggetto di tentativi di modifica da anni. Se si inserisce "416-ter" nel motore di ricerca del Senato vengono restituiti 691 atti parlamentari. Ci sono proposte di modifica presentate già nel 2001.
La modifica che è stata approvata, invece, ha cominciato il suo iter parlamentare alla Camera il 16 luglio 2013. In quell'occasione fu approvato il seguente testo:
Chiunque accetta consapevolmente il procacciamento di voti con le modalità previste dal terzo comma dell'art. 416-bis in cambio dell'erogazione di denaro o di altre utilità è punito con la reclusione da quattro a dieci anni. La stessa pena si applica a chi procaccia voti con le modalità previste nel primo comma.
Questo testo fu approvato anche dal Movimento 5 stelle. L'On. Micillo nell'intervento che ascoltate qui sotto parlò di quel provvedimento addirittura di un esempio di come "lavorare insieme è possibile", seppur rilevando l'auspicio di voler approvare un provvedimento con pene più alte.





Il provvedimento prosegue il suo iter.
Il 28 gennaio 2014 il Senato lo approva con questa formulazione (in neretto le modifiche):

Chiunque accetta la promessa di procurare voti mediante le modalità di cui al terzo comma dell'articolo 416-bis in cambio dell'erogazione o della promessa di erogazione di denaro o di qualunque altra utilità ovvero in cambio della disponibilità a soddisfare gli interessi o le esigenze dell'associazione è punito con la stessa pena stabilita nel primo comma dell'articolo 416-bis.La stessa pena si applica a chi promette di procurare voti con le modalità di cui al primo comma
In questa formulazione, quindi, la pena viene fissata "da 7 a 12 anni" (per via del riferimento al 416-bis).

Il 3 aprile la Camera approva il testo modificandolo:
Chiunque accetta la promessa di procurare voti mediante le modalità di cui al terzo comma dell'articolo 416-bis in cambio dell'erogazione o della promessa di erogazione di denaro o di altra utilità è punito con la reclusione da quattro a dieci anni. La stessa pena si applica a chi procaccia voti con le modalità indicate al primo comma.

Lo stesso identico testo viene infine approvato dal Senato oggi, 16 aprile 2014.

Questi i fatti.
Come chiunque può notare, il testo finale del provvedimento è abbastanza simile (uguale nella determinazione delle pene) a quello approvato in prima lettura il 16 luglio 2013, con l'approvazione anche del Movimento 5 Stelle e con la relazione positiva di Micillo. 
Cambiare idea è certamente lecito, così come è legittimo auspicare pene più severe, ma credo che Grillo dovrebbe spiegare agli italiani, visto che chiama mafiosi quelli che hanno approvato oggi la legge, se anche il Movimento 5 stelle sia stato mafioso il 16 luglio 2013. O, forse, più semplicemente, dovrebbe abbassare i toni e, magari, utilizzare quelli critici ma costruttivi che abbiamo sentito utilizzare da parte di Micillo alla Camera.

14.3.14

La differenza tra Berlusconi e Renzi è la data


Dal giorno della conferenza stampa di Matteo Renzi, quella con le slide che illustravano i provvedimenti che il Presidente del Consiglio stava annunciando, non si contano i paragoni con Silvio Berlusconi.
Ho già scritto in passato di quanto consideri incredibile l'ossessione berlusconiana che opprime una parte degli italiani, ma ciò che accade in questi giorni è davvero stupefacente.
D'accordo, siccome siamo tutti impressionati dalla capacità comunicativa di Renzi, quando andiamo a cercare termini di paragone il primo che ci troviamo davanti è Berlusconi. Certamente è improponibile il paragone con gli ex segretari e/o candidati premier del PD/DS/PDS (Bersani, Franceschini, Fassino, D'Alema, Rutelli, Prodi, forse l'unico che aveva un po' di carisma in più era Veltroni).
Ma veramente Berlusconi rappresenta un termine di paragone per Matteo Renzi?
Io credo davvero di no.
Berlusconi è un imprenditore (chiacchierato), i cui rapporti con la politica erano sostanzialmente improntati al chiedere favori in cambio di finanziamenti, che un bel giorno decide di "scendere in campo", schierare i propri dipendenti, stravolgere le obsolete forme di comunicazione politica. Una volta ottenuto il successo alle elezioni, non si può dire che Berlusconi abbia brillato come governante. Il suo primo governo è durato pochissimo, gli altri sono stati caratterizzati da coalizioni che si sfaldavano, scandali, gaffes, macchiette, ma davvero pochissimi risultati. Tant'è che nei 20 anni dalla discesa in campo (che ricorrono tra pochi giorni) il Paese è declinato sempre di più. Non solo per colpa di Berlusconi ma soprattutto per colpa di Berlusconi.
Renzi ha una storia totalmente diversa, tutta politica. Non è nuovo rispetto ai politici, casomai è un politico nuovo. Diventa Presidente della Provincia e poi Sindaco di Firenze, inventa la Leopolda, lancia la sfida al ceto politico del PD, prima perde, poi vince, poi diventa Presidente del Consiglio.
Non ha truppe da schierare, non si è preso il partito a suon di tessere, non ha fondato una corrente. 
Possiamo dire che ha vinto con e grazie alle sue idee, soprattutto quella della rottamazione, sfruttando il sentimento di stanchezza che il ceto politico ha suscitato in una società immobile da troppo tempo, nella quale una generazione, quella degli attuali trenta/quarantenni, è stata condannata a portare il peso dei fallimenti della generazione precedente.
Fin qui, quindi, nessuna analogia.
Sui contenuti? Berlusconi si è imposto con il nuovo miracolo italiano, la promessa di uno Stato liberale, la fine dei lacci e lacciuoli, la paura del nemico comunista, il mito dell'impresa contro lo spauracchio dello stato padrone.
Renzi parla di innovazione, di scuola, di efficienza, chiama gli elettori per nome e si fa chiamare per nome, rompe alcune liturgie, twitta.
Berlusconi faceva promesse vaghe e immaginifiche: meno tasse per tutti, nessuno rimanga indietro. Aveva una visione manichea, l'amore trionferà sull'odio e le faceva in campagna elettorale.
Renzi mette le date di scadenza alle cose che dice mentre è al governo: legge elettorale entro il 28 febbraio, 80 euro a chi guadagna meno di 1500 euro netti entro in busta paga il 27 maggio, auto blu all'asta entro il 26 marzo. 
Il libro dei sogni contro il file excel.
Il contratto con gli italiani siglato con la penna d'oro dietro una scrivania di mogano fatta portare artificialmente in uno studio televisivo, contro una conferenza stampa con le slides.

Rinfacciare a Berlusconi i suoi fallimenti era difficilissimo, diceva tante cose, senza una scadenza, il fact checking era impossibile.
Renzi ci ha dato scadenze a 20 giorni, a 30 giorni. Prima del voto per le europee di Maggio sapremo se erano fandonie o verità quelle che ci ha detto l'altro giorno.
Poi c'è da fare un discorso sull'accountability. Per Berlusconi la colpa delle cose che non gli riuscivano era sempre degli altri. I giudici comunisti, soprattutto, ma anche gli alleati recalcitranti, il Capo dello Stato, la crisi mondiale, il terremoto. Coltivava il mito della sua invincibilità e per perpetrarlo era disposto a trovare sempre negli altri la responsabilità dei fallimenti.
Renzi si prende tutte le responsabilità. Se non ci sono i soldi in busta paga a maggio, ha detto, sono un buffone. Nel discorso della sconfitta delle primarie 2012 non se l'è presa con le regole assurde che gli avevano imposto o, come molti a sinistra, con gli elettori che non l'avevano capito. Disse: la responsabilità è mia. Non si presenta, quindi, come l'invincibile, ma come uno che quando fallisce lo dice e se ne prende la colpa. Tra questi due atteggiamenti c'è una differenza mastodontica.

Un'ultima considerazione sulle date:
Molti si interrogano sull'utilità che può avere annunciare un provvedimento prima di averlo fatto, specialmente con scadenze così ravvicinate. La critica che ho letto di più, dopo la conferenza stampa, è "solo annunci, niente fatti".
Ci ho pensato ed io la vedo così: Renzi con le scadenze ottiene due effetti. Il primo: gli elettori hanno un dato da verificare, se lui fa quello che dice cresce la sua affidabilità.
Il secondo: Renzi è un Sindaco. Anche se ora è il Presidente del Consiglio, si sente un Sindaco, è abituato ad avere a che fare con gli uffici pubblici e considera la burocrazia dei ministeri nient'altro che la burocrazia di un comune in scala gigante. Chi ha lavorato in una pubblica amministrazione lo sa: non c'è niente che spinga gli uffici a lavorare come una data di scadenza, indispensabile per ottenere un risultato. Renzi applica lo stesso metodo anche con il Parlamento. Da Vespa ha detto: avevo annunciato che avremmo approvato la legge elettorale entro il 28 febbraio, l'abbiamo fatto il 12 marzo, ma se io non avessi annunciato la data del 28 febbraio non ce l'avremmo fatta nemmeno entro il 2014.
Ecco, parafrasando la fase di Walt Disney che Renzi ogni tanto cita, la differenza tra Berlusconi e Renzi è la data. Ah, poi ci sarebbe un'altra piccola differenza. Renzi è un uomo di centrosinistra. Berlusconi è un uomo di destra che si è finto di centro per convenienza politica.

8.1.14

Marchette, trabocchetti, vuoti di memoria e assalti alla diligenza.


Ogni giorno un italiano si sveglia e sa che deve correre a spulciare leggi ed emendamenti in corso di approvazione prima che l'ennesima norma allucinante venga approvata.
Oggi è il turno degli insegnanti delle scuole pubbliche ai quali il governo chiede la restituzione di circa 150 euro al mese percepiti nel 2013. A seguire, manfrina intragovernativa, con Carrozza che chiede di ripensarci, Saccomanni che un po' difende il provvedimento, un po' dà la colpa ai governi precedenti (non guasta mai). Infine la notizia che il provvedimento è stato ritirato.
Poche ore prime si era fatta largo sui giornali una ipotesi di cancellazione del super bollo sulle auto di lusso. Dal MEF arriva una mezza smentita  “ci sono tante cose in ballo per il rilancio del settore, e tra queste anche le forme di tassazione. Ma sul punto non c'è ancora niente di definito”. Ne sapremo di più prossimamente.
Se andiamo indietro appena di un paio di settimane siamo costretti a ripescare decine di notizie simili, dalle slot machine agli sgravi sui finanziamenti ai partiti e chi più ne ha più ne metta.
Incidentalmente mi viene in mente che ognuna di queste vicende sarebbe stata più idonea a giustificare le dimissioni di un viceministro rispetto alla battutina del segretario del PD, ma evidentemente Fassina, mentre al Ministero studiavano queste splendide misure, teneva conferenze sull'equità e sui partiti padronali. Poi si è lamentato dicendo che Renzi in questo mese ha fatto apparire marchettaro chi stava al governo "responsabilmente" (sic). Ma lasciamo perdere le vicende relative alle correnti interne del PD.
Il punto che mi preme è che tra le tante prassi alle quali bisognerebbe cambiare verso una sempre più urgente riguarda la tecnica legislativa. Emendamenti monster, leggi che contengono tutto e il loro contrario (sul cd Salva Roma è dovuto intervenire Napolitano e non è la prima volta), rinvii e contro rinvii rendono impossibile il controllo democratico sull'attività legislativa di Parlamento e Governo.
Tra le priorità indicate da Matteo Renzi durante la campagna elettorale per le primarie c'era la semplificazione delle norme relative al diritto del lavoro. Necessità ineludibile anche secondo il sottoscritto, ma per evitare che continui interventi di semplificazione si rendano necessari in ogni materia e continuamente bisogna cambiare il modo in cui si legifera. Norme brevi, chiare, scritte in italiano, prive di rinvii e, soprattutto, trasparenti. 
Basta alle leggi omnicomprensive, ai vari milleproroghe. Basta alle leggi con un solo articolo e migliaia di commi. Basta alle disposizioni assolutamente non inerenti il contenuto delle leggi.
Recuperare la fiducia dei cittadini è un passo ineludibile per chi voglia governare l'Italia, oggi e domani. Ma è un passo impossibile se si nascondono continuamente insidie nelle pieghe dei provvedimenti legislativi. E lo spettacolo di "non so", "rimedieremo", "si tratta di un equivoco", "è una norma passata per sbaglio" al quale stiamo assistendo ininterrottamente da non so quanto tempo è pari se non peggiore alle peggiori vicende relative all'abuso dei rimborsi elettorali. Chi semina trabocchetti, marchette e vuoti di memoria raccoglie antipolitica e sfiducia. Ricordiamocelo.

11.9.13

Il mito della stabilità

Sono settimane, dal giorno della condanna definitiva di Berlusconi, che ascoltiamo ripetere quasi ossessivamente dal Presidente della Repubblica, dal Presidente del Consiglio, da Bankitalia e dalle principali testate giornalistiche che "far cadere il governo sarebbe una follia" che "l'instabilità può costare cara".
Il concetto rimbalza da un'intervista ad un'altra, da un giornale ad un tolk show, dal Quirinale al bar sotto casa.
Tra le nefaste conseguenze di una crisi di governo si annoverano, di volta in volta, il fatto che decadrebbero i provvedimenti che hanno rinviato l'Imu, l'impossibilità di "agganciare la ripresa", il fatto che si vanificherebbero gli sforzi fatti sinora.
Io, sinceramente, penso che ci stiano prendendo per il culo.
Questo governo non ha fatto niente o quasi niente. La cosa dell'IMU ancora non è chiara, ancora non è definitiva e, comunque, c'è l'ombra delle solite accise dalle quali attingere la copertura finanziaria. Tagli strutturali non se ne sono visti. Riforme nemmeno. La storia del comitato dei saggi non pare essere seria, specialmente in considerazione del fatto che il PDL dimostra ogni giorno di avere a cuore solo ed esclusivamente la pelle del proprio leader. E cosa pensi di fare Berlusconi, più di ogni retroscena, lo svelano i banner che girano in rete: torna Forza Italia, quindi si va a votare.
E allora, mi domando, non sarebbe meglio rovesciarle da sinistra queste larghe intese e dire: si vede la fine della crisi, ci vuole un governo riformista serio?

13.6.13

Monti era meglio di Letta

Con oggi fanno 45 giorni da quando Enrico Letta si è insediato come Presidente del Consiglio di un nuovo governo di unità nazionale (o larghe intese, se preferite).
Come si è arrivati al patto PD/PDL lo sappiamo tutti, il motivo che ha impedito che si tornasse a votare è stato il bisogno urgente di riforme, condicio sine qua non posta da Napolitano nel momento in cui ha accettato di farsi rieleggere come Presidente della Repubblica.
Già, il bisogno di riforme, di provvedimenti che aiutino il Paese ad uscire dalla crisi e, contemporaneamente, a resistere agli attacchi della speculazione internazionale. In fondo sono gli stessi motivi che portarono alla nascita del Governo Monti, il 16 novembre 2011.
Certo, Letta non ha l'ansia dello spread che in quei giorni assillava il Paese (ricordate la prima pagina del Sole24ore, Fate presto! Uguale a quella del Mattino dopo il devastante terremoto a Napoli del 1980) ma se confrontiamo i primi 45 giorni dei due governi viene da pensare che Letta & Co. siano sin troppo serafici.
Con il governo Monti (a proposito, ma qualcuno ultimamente ha visto il Senatore?) nello stesso lasso di tempo erano andati in porto:
  • il disegno di legge Costituzionale che inseriva il pareggio di bilancio in Costituzione;
  • la manovra fiscale anticrisi;
  • la riforma delle pensioni
Praticamente il 90% di quello che complessivamente è riuscito a fare il governo Monti.

E il governo Letta?
Incredibilmente nemmeno un provvedimento sostanziale è stato preso dal nuovo governo.
C'è stato il rinvio del pagamento della prima rata dell'IMU, si è racimolato qualche soldo per pagare la cassa integrazione per qualche mese, si sono nominati saggi, commissioni, relatori, ma non un solo provvedimento strutturale, anticrisi, è stato preso.
Per dirla più chiaramente, il governo Letta non ha fatto nulla che non avrebbe potuto fare il governo Monti in regime di ordinaria amministrazione se si fossero indette nuove elezioni all'indomani della rielezione di Napolitano.
Tra un po' viene l'estate e non mi pare ci siano accelerazioni all'orizzonte, se ne parlerà, quindi, se tutto va bene in autunno.
E allora, viene da chiedersi, ma vale davvero la pena stare al governo con Quagliariello e la Biancofiore se c'era tutto questo tempo?

13.6.11

Sul Referendum a botta calda


Il quorum è stato raggiunto e questo significa 2 cose.
1) Gli italiani hanno le idee chiare e non si fidano della attuale classe dirigente. Che si tratti di energia nucleare o di acquedotti, il popolo italiano non ne vuole sapere di dare altro potere (e altri soldi) ad un manipolo di politici/affaristi/imprenditori che in questi anni ha dimostrato di essere in grado di divorare di tutto. Senza scrupoli.
2) Per boicottare questo referendum le hanno tentate tutte:
a) ostacoli logistici: hanno deciso di non accorpare le elezioni amministrative ed i referendum, scegliendo una data a giugno inoltrato;
b) disinformazione: i media di proprietà (TG4, TG5, StudioAperto, Il Giornale, TGcom...) e quelli direttamente influenzati dal Governo (RAI1, RAI2, Libero, Il Foglio...) si sono disinteressati dei Referendum, decidendo deliberatamente di non informare i cittadini. Addirittura la commissione di vigilanza RAI non ha dato il via libera fino all'ultimo per gli spot istituzionali di informazione;
c) invito a non votare o a snobbare i quesiti (inutili): Berlusconi, Bossi, Quagliarello, Scajola, Alfano... gli stati maggiori del Governo hanno detto che non avrebbero votato e che sarebbero andati al mare, anche se la posizione formale era quella della libertà di coscienza;
d) legge vergogna: come chiamare altrimenti quella norma contenuta nel decreto omnibus che cambiava la forma ma non la sostanza della scelta nucleare.
E nonostante tutto questo... hanno perso!
Hanno perso per la mobilitazione della Rete e della società civile, avvenuta nonostante i partiti (che si sono accodati solo all'ultimo). Grandi assenti i sindacati. Non la faccio lunga, ma se il centrosinistra non capisce che è ora di rinnovarsi sul serio, fa la fine di Zapatero.

addthis