11.9.13

Il mito della stabilità

Sono settimane, dal giorno della condanna definitiva di Berlusconi, che ascoltiamo ripetere quasi ossessivamente dal Presidente della Repubblica, dal Presidente del Consiglio, da Bankitalia e dalle principali testate giornalistiche che "far cadere il governo sarebbe una follia" che "l'instabilità può costare cara".
Il concetto rimbalza da un'intervista ad un'altra, da un giornale ad un tolk show, dal Quirinale al bar sotto casa.
Tra le nefaste conseguenze di una crisi di governo si annoverano, di volta in volta, il fatto che decadrebbero i provvedimenti che hanno rinviato l'Imu, l'impossibilità di "agganciare la ripresa", il fatto che si vanificherebbero gli sforzi fatti sinora.
Io, sinceramente, penso che ci stiano prendendo per il culo.
Questo governo non ha fatto niente o quasi niente. La cosa dell'IMU ancora non è chiara, ancora non è definitiva e, comunque, c'è l'ombra delle solite accise dalle quali attingere la copertura finanziaria. Tagli strutturali non se ne sono visti. Riforme nemmeno. La storia del comitato dei saggi non pare essere seria, specialmente in considerazione del fatto che il PDL dimostra ogni giorno di avere a cuore solo ed esclusivamente la pelle del proprio leader. E cosa pensi di fare Berlusconi, più di ogni retroscena, lo svelano i banner che girano in rete: torna Forza Italia, quindi si va a votare.
E allora, mi domando, non sarebbe meglio rovesciarle da sinistra queste larghe intese e dire: si vede la fine della crisi, ci vuole un governo riformista serio?

6.8.13

Youdem, la Geloni e il nemico Renzi


Piccola premessa, questo è un post un po' lungo. Un po' troppo lungo, ma per arrivare alla conclusione che mi preme non sono riuscito a fare meglio. Siccome, inoltre, sono in ferie e agisco con mezzi di fortuna, potrei aver mancato qualche citazione, se è accaduto me ne scuso, assicuro che non è intenzionale e sono pronto alla integrazione.

Dunque, chi sta un po' su Twitter e segue le vicende del PD lo sa. È uno di quei casi che gli inglesi chiamano "dell'elefante". Se in una stanza c'è un elefante, dicono, non c'è bisogno di alcuna dimostrazione, è lì, tutti lo vedono, nessuno lo può negare. Allo stesso modo, chiunque può notare che il profilo twitter di youdem, la tv del partito democratico, non ha in simpatia il sindaco di Firenze.
La direttora di youdem, Chiara Geloni, lo dice apertamente e non ne fa mistero, lei sta con Bersani, ci stava prima delle nefaste elezioni di febbraio, ci è rimasta dopo. Personalmente ho sempre trovato inopportuno che una giornslista, stipendiata dal partito, si esponesse così tanto, specialmente in un periodo importante come quello delle scorse primarie. Ma una cosa è l'opportunità e una cosa è il diritto e nessuno può negare alla Geloni il diritto di dire, a titolo personale, ciò che ritiene.
Youdem, però, no. Non può e non deve parlare a titolo personale, visto che si tratta di un'emittente del PD, di tutto il PD.
Già all'epoca delle primarie cercai di far notare come fosse assurdo che la tv del partito si occupasse, praticamente, solo di un candidato. Ne nacque una discussione su Twitter, che riassunsi in questo storify.
Da allora, ogni tanto, torno sulla questione e l'ultima volta è stata il 2 agosto.
Lo spunto me l'ha dato questo cinguettio della direttora alla quale mi è venuto spontaneo rispondere come segue

Ne è seguito un piccolo botta e risposta, nel quale ho ricordato a Chiara Geloni quanto scrissi nel mio storify. La risposta è stata che riguardava un periodo limitato (mica tanto, poi, due mesi a cavallo delle primarie) e la discussione si è conclusa con questo scambio:

Ora, se c'è una cosa che ho ben chiara è la distinzione tra fatti ed opinioni. E trovo che non ci sia niente di più scorretto che derubricare un fatto ad opinione, per due motivi: il primo è che non ci si assume la responsabilità delle proprie azioni, il secondo è che si rende impossibile qualunque discussione, visto che se si negano i fatti, tutto diventa possibile.
Allora mi sono deciso, nonostante in questo momento mi trovi in vacanza e non abbia a disposizione un pc degno di questo nome, a dimostrare che quanto io vado asserendo, e cioè che il profilo twitter di youdem non si occupa, o lo fa in maniera molto marginale, di Matteo Renzi. Un po' come faceva il TG4 di Fede per rispettare in qualche modo la par condicio. Emilio quando era costretto a parlare di Prodi metteva una foto sgradevole con il faccione del professore mentre faceva una smorfia, condiva le notizie con le sue di smorfie, gesticolando in maniera ironica e accompagnando il testo che stava recitando con una mimica facciale denigratoria.
Fede rimarrà, credo, a lungo inarrivabile nell'arte da lui inventata, ma vediamo come il profilo twitter di youdem (che io non so da chi venga gestito) si impegna per cercare di ignorare il sindaco di Firenze.
Innanzitutto i numeri:
Negli ultimi 3 mesi, vale a dire dal giorno in cui si è insediato il governo Letta, youdem ha fatto 28 tweet che si riferiscono a Matteo Renzi. Tanto per avere dei termini di paragone, nello stesso periodo i tweet che si riferiscono al segretario del partito, Epifani, sono 152, uno in più di quelli dedicati al Presidente del Consiglio Letta. Contiamo 18 citazioni per Bersani e via via a scendere tutti gli altri. I numeri ci starebbero, la tv del partito parla innanzitutto del proprio segretario e poi del presidente del Consiglio. Renzi arriva terzo nelle citazioni. Quello che colpisce è la qualità delle citazioni. Sono 28, analizziamo.
2 tweet sono risposte ad elettori PD che si lamentano del fatto che youdem non parli di Renzi:



5 tweet riguardano l'intervento di Renzi alla festa del PD di Carpi. Non ho l'agenda di Renzi, ma credo che abbia partecipato a parecchie feste del PD. La ricerca Renzi+"festa del PD"; su google notizie dà 1060 risultati. Questa, comunque, è l'unica citata da Youdem








Cinque sono tweet in cui youdem riporta una dichiarazione di qualcuno riferita a Matteo Renzi:







Al netto delle proteste dei followers di @youdem, della festa del PD di Carpi e delle risposte di qualcun altro a Renzi, il profilo twitter di youdem ha citato Matteo Renzi 16 volte in tre mesi.

Ma qual'è il sentiment di queste citazioni?

3 tweet si riferiscono ad un argomento "neutro" come la campagna elettorale:






 

Due sono i tweet riferiti alla presentazione del libro di Renzi a Roma:



Un tweet è "cumulativo" parla della direzione del PD e tagga alcuni nomi, tra cui Matteo Renzi

 E veniamo alle 11, reali, citazioni politiche di Matteo Renzi effettuate dal profilo twitter di Youdem
Si comincia l'8 maggio, dieci giorni dopo la nascita del governo Letta. Il "lancio" è

Renzi esce, credo, dalla sede del PD e gli rivolgono alcune domande. Lui non risponde. Non proprio una delle dichiarazioni indimenticabili di Renzi. Anzi, non proprio una dichiarazione in assoluto.

 Passano 3 giorni ed ecco un altro tweet:




tweet "tecnico", è l'intervento di Renzi alla assemblea nazionale del PD, youdem copre tutta l'assemblea e twitta gli interventi, tutti. Di alcuni fa anche il live tweet, non di Renzi.

Passano altri 8 giorni e


Si tratta di un estratto dalla trasmissione "In mezz'ora" di Lucia Annunziata. La dichiarazione è la più favorevole al governo di tutta l'intervista, comunque è corretta.
Passano altri 8 giorni

Si tratta di un servizio di TMnews, anche in questo caso, la citazione scelta per il tweet per me non è la più pregnante, ma almeno è formalmente corretta.

A distanza ravvicinata ("solo" 3 giorni) troviamo un altro tweet
stavolta è un estratto da "8 e mezzo" di Lilli Gruber. Si parla di legge elettorale e della mozione Giachetti, la citazione stavolta è pregnante e corretta.

Dopo la trasmissione della Gruber, dobbiamo aspettare 6 giorni per trovare un'altra citazione di Renzi. Per di più indiretta. Il sindaco di Firenze ha rilasciato un'intervista al Corriere della Sera e l'account twitter del PD ne dà notizia. Youdem ritwitta


Dopo addirittura 13 giorni, 2 tweet:

Per la prima volta youdem mette congresso e Renzi insieme. Sono due estratti dalla trasmissione Agorà di quel giorno. Renzi dice anche che il congresso va fatto subito.

Dopo il 19 giugno bisogna che passino 18 giorni per leggere un nuovo tweet su Renzi
Intervista del Direttore dell'Unità Sardo a Renzi alla Festa del PD, qualità delle immagini e dell'audio abbastanza scarsa, nel merito la citazione è poco pregnante. Il tweet viene riproposto il giorno successivo

L'ultima citazione è del 19 luglio, dopo altri 11 giorni di attesa

4 minuti di estratto da Bersaglio Mobile di Mentana, trasmissione di oltre 3 ore che ha avuto talmente tanto share da essere mandata in onda per due sere di seguito.

Questi sono i fatti, non le mie opinioni. La tv del PD ha parlato, nei tre mesi successivi alla nascita del governo Letta, di Matteo Renzi una volta ogni 10 giorni, nominando il congresso solo una volta.
Nello stesso periodo, tanto per fare un esempio, un giornale non di partito come il Corriere della Sera ha citato Matteo Renzi 125 volte, quasi 1,5 volte al giorno.
Il tono dei tweet di youdem lo può giudicare chiunque, soprattutto se lo si paragona a quelli dedicati, ad esempio, all'ex segretario Bersani:











30.7.13

Perché sono diventato favorevole alle primarie aperte


La prima volta che mi sono confrontato con il sistema delle primarie per individuare le candidature era il 1997. A Napoli c'erano da eleggere il Sindaco (e ben pochi dubbi c'erano sulla rielezione di Antonio Bassolino che, infatti, prese il 73%) ed il consiglio comunale.
L'allora segretario provinciale del PDS, Andrea Cozzolino, si fece promotore, tra i primissimi in Italia, delle elezioni primarie per l'individuazione dei candidati al consiglio comunale. Fu un'esperienza con luci ed ombre (certo niente al confronto di quella che avrebbe visto protagonista lo stesso Cozzolino nel 2011) ma ricordo perfettamente che all'epoca ero contrario alle primarie.
Il mio ragionamento era molto semplice (avevo 22 anni ed ero iscritto da 2 anni al PDS): un partito ha sostanzialmente due compiti, produrre idee e selezionare classe dirigente; se abdica al secondo compito diventa niente di più che un'associazione culturale. In più c'erano tutte le storture di un meccanismo come le primarie, dove chi era "popolare" aveva molte chances di essere selezionato rispetto a chi era solo bravo.
Il PDS a quelle elezioni ebbe un successo clamoroso, raggiunse il più alto risultato di sempre, andando oltre il 30%. Certamente influirono la forza di Antonio Bassolino ed il posizionamento del simbolo proprio a fianco del nome del Sindaco sulla scheda elettorale, ma è innegabile che anche l'esperimento delle primarie ebbe, tutto sommato, un impatto notevole.
L'episodio che mi fece cambiare idea definitivamente, però, sulla questione primarie accadde l'anno successivo, nel 1998. Spariva il PDS e nascevano i DS. Nella "cosa 2" come la chiamarono i giornali confluirono, tra gli altri, anche i Cristiano Sociali.
Ricordo che in sezione da me (la Vomero - Renato Caccioppoli), arrivò un elenco di Cristiano Sociali da inserire tra i tesserati. Erano una ottantina di nomi. La mia sezione aveva circa 300 tesserati all'epoca, ed erano 300 tesserati veri. All'improvviso ci veniva chiesto di inserire 80 nominativi sconosciuti (oltre il 25%) che avrebbero poi contribuito ad eleggere il segretario della sezione. Alla prima occasione, una assemblea degli iscritti, chiamammo gli 80 nomi che ci erano stati dati e scoprimmo che, in realtà, 70 di questi erano totalmente all'oscuro della loro iscrizione ai DS. Si trattava di tessere false. Sollevammo il problema con il segretario provinciale dell'epoca (Nicola Oddati) ma, come si usa fare in queste occasioni, ci venne detto che il problema era "politico" e che sarebbe stata trovata una soluzione. Ci fu una "mediazione" se così possiamo dire, ma indubitabilmente quello fu l'episodio che segnò l'inizio della fine della nostra sezione e, a mio modo di vedere, anche del disfacimento dei DS a Napoli.
In quel momento capì che parlare di "iscritti" molto spesso significa parlare di "tessere", fiches che si acquistano e che danno diritto ad un certo peso negli organismi decisionali. Chi aveva comprato quelle 80 tessere avrebbe contato per il 25% in un organismo mentre il suo peso reale era il 3%.
Nell'immaginario collettivo, quando si parla di iscritti si pensa ai compagni delle feste dell'Unità che si ammazzano di lavoro per raccogliere fondi, la verità è, invece, che si dovrebbe pensare ai pacchetti di tessere che, specialmente al sud, sono una triste e consolidata tradizione.
Se avessero contato solo gli "iscritti", Pisapia e Vendola non avrebbero mai avuto la possibilità di vincere le elezioni a Milano e in Puglia, al loro posto ci sarebbero stati i perdenti di sempre.
Per tutti questi motivi oggi sono favorevole a prendere le decisioni con il sistema delle primarie aperte, che sono sicuramente un sistema pieno di falle, ma almeno consentono di arginare il sistema semplice semplice dell'acquisto dei pacchetti di tessere. Con le primarie aperte la gente ai seggi ce la devi portare e, in questo senso, uno sforzo per favorire la partecipazione lo devi fare. Poi, certo, chi è determinato ad imbrogliare si inventa i cinesi, ma poi deve fare i conti con l'opinione pubblica e, infatti, quelle primarie vennero annullate.


24.7.13

L’equivoco del lavoro ed il “modello” Expo2015


Sono anni in Italia che si parla di mercato del lavoro dal punto di vista legislativo. Ci siamo affrontati a colpi di piazze ed editoriali, comizi, riforme e controriforme. Abbiamo danzato attorno all'articolo 18 dello statuto dei lavoratori. Abbiamo flessibilizzato, precarizzato, sommerso e poi tentato di far riemergere i posti di lavoro. Abbiamo dato la colpa a lacci e lacciuoli, alla burocrazia, ai sindacati retrogradi, agli imprenditori ciechi, ai giovani bamboccioni, ai politici corrotti, all'università che non è collegata al mondo del lavoro, agli immigrati, a quelli garantiti, a quelli che accettano paghe troppo basse.
Nel solco di questa infinita e, secondo me, improduttiva discussione, ieri sui media è rimbalzata la notizia di un protocollo innovativo siglato in occasione dell'EXPO 2015 di Milano che, secondo il Presidente del Consiglio Letta, può diventare un modello nazionale.
L'amministratore delegato della società Expo e commissario unico Giuseppe Sala ieri ha annunciato in pompa magna che i contratti appena stipulati sono la "dimostrazione di come si può flessibilizzare e derogare in materia di lavoro". La sua controparte sindacale, segretario generale della Cgil di Milano Graziano Gorla, invece, si vanta di aver "utilizzato gli strumenti normativi e contrattuali esistenti di primo e secondo livello, per governare le esigenze di un evento di questa portata, in materia di mercato del lavoro, sicurezza e formazione".
Ma in cosa consiste questo Modello Expo che anche secondo autorevoli commentatori, potrebbe diventare un modello nazionale? Secondo Lettera43 stiamo parlando di 800 contratti di lavoro. Mica pochi, viene da dire. Scendendo nel dettaglio si scopre che le tipologie contrattuali sono tre: contratti a tempo determinato, apprendistato e stage. Ora i contratti di lavoro veri e propri sono solo i primi, i contratti di apprendistato, infatti, sono contratti a causa mista, in cui assume notevole rilievo la parte di formazione. Per quanto riguarda gli stage, infine, essi non sono nemmeno annoverabili nei contratti di lavoro, tant'è che gli stagisti non hanno diritto ad una retribuzione ma ad un rimborso spese di circa 500 euro mensili, al quale va aggiunto il buono pasto di circa 5 euro.
I media parlano anche di 18.500 volontari che si alterneranno nel corso dell'evento. Almeno questi non li hanno inseriti nel conto dei lavoratori.
Sinora, devo dire la verità, non vedo niente di clamoroso. Mi pare di capire che una serie di contratti temporanei sono stati stipulati in occasione dell'EXPO 2015.
Ma andiamo allora a leggere direttamente il protocollo sottoscritto.
Il Contratto Colelttivo di riferimento è il CCNL Terziario, Distribuzione e Servizi. Nel protocollo vengono introdotte alcune figure professionali, con le relative declaratorie, in ragione della specialità dell'evento. Si tratta di "Operatore grande evento" (terzo livello), "Specialista grande evento" e "Tecnico sistemi di gestione grande evento" (entrambi secondo livello). Si definisce le durate dell'apprendistato per il conseguimento di dette qualifiche ed una riserva (10%) di posti in favore di cassaintegrati, lavoratori in mobilità, inoccupati e disoccupati a seguito di procedure di licenziamento. La durata dell'apprendistato è di 12 mesi per il conseguimento delle qualifiche di secondo livello e di 7 mesi per quella di terzo livello.
Più avanti si parla del ricorso ai contratti di lavoro a tempo determinato ed alla somministrazione a termine, stabilendo che con tali contratti si potrà coprire fino all'80% del fabbisogno di EXPO 2015 SpA e che i contratti saranno di durata minima di 6 mesi e massima di 12 mesi.
Negli allegati al protocollo si parla poi un po' di numeri e si scopre che il programma di apprendistato finalizzato al conseguimento delle nuove figure professionali prevede la partecipazione di 340 apprendisti, che il programma "Expo lavora" prevede la partecipazione di 300 lavoratori (di cui l'80% sarà costituito da contratti a tempo determinato o somministrazione a termine) e che il programma formagiovani prevede la partecipazione di 195 stagisti.
Dunque, tirando le somme, abbiamo: 
  • 300 contratti di lavoro a termine, di cui una parte, non quantificata, stipulata da soggetti diversi da EXPO 2015 SpA (i contratti di somministrazione, come si sa, prevedono la partecipazione di agenzie di intermediazione), di durata minima di 6 mesi e massima di 12 mesi;
  • 340 contratti di apprendistato, di durata di 7 o 12 mesi.
  • 195 stagisti, che non sono lavoratori.
  • 18.000 volontari.
Il tutto in un arco temporale di 2 anni.
Per carità, va tutto bene. Sono contento che agli stagisti siano garantiti un minimo di rimborso spese ed i buoni pasto e sono felice per i contratti di apprendistato e per l'inserimento delle nozioni di sicurezza nella parte formativa. Spero che l'EXPO 2015 rappresenti un'esperienza importante per i ragazzi coinvolti nell'apprendistato e nello stage, ma mi pare un po' eccessivo gridare eureka come se avessimo trovato la nuova formula per modernizzare il paese. Dovendo mettere i tag a questo post sceglierò: 6 mesi, 12 mesi, apprendistato, stage, contratto a termine, precari. Tutte parole che quelli della mia generazione sentono ripetere in continuazione. Avrei voluto metterci sviluppo, programmazione, stabilità e crescita. Allora sì che mi sarei entusiasmato.
(il post è stato pubblicato anche da Officine Democratiche)


19.7.13

Il Sud cambi, adesso.


Ieri ero alla presentazione del libro di Carlo Borgomeo, L'equivoco del Sud (Laterza), organizzata al Maschio Angioino con Guido Ferradini (presidente di Officine Democratiche),  Francesco Nicodemo (dirigente PD e blogger dell'Espresso), Marco Demarco (Direttore del Corriere del Mezzogiorno) e Umberto De Gregorio (editorialista di Repubblica).
Finalmente, dopo non so quanto tempo, ho assistito ad una discussione senza retorica su Napoli, il meridione e le classi dirigenti. Finalmente ho sentito pronunciare parole di verità sui mali che affliggono il mezzogiorno, senza cercare di scaricare le colpe su Roma, il nord, la sfortuna, i borboni, il clima e tutto il ciarpame folkloristico del quale sono imbottite di solito le discussioni sulla questione meridionale.
Il dibattito moderato da Tommaso Ederoclite verteva anche sulle responsabilità delle classi dirigenti meridionali e, in particolare, sul PD che tante regioni, province e città ha governato negli ultimi anni.
Il quadro che ne è uscito è desolante. Ma vero. Credo che libri come quelli di Borgomeo e dibattiti come quello a cui ho assistito siano il primo, ineludibile passo per affrontare senza isterie e piagnistei la situazione.
Come dissi ad Erri De Luca quando sosteneva, contrariamente a quanto dicono tutte le statistiche, che a Napoli si vive comunque bene, per guarire da una malattia bisogna innanzitutto ammettere di essere malati e di aver bisogno di cure.
Siamo malati. Ed è giunto il momento di darsi da fare. Adesso.

12.7.13

PD Live... a metà.


Ieri con una conferenza stampa di Davide Zoggia, responsabile organizzazione del Pd, Antonio Misiani, tesoriere PD, Tore Corona, responsabile del tesseramento, Antonio Funiciello, responsabile cultura e comunicazion, Claudio Sardo de l'Unità , Stefano Menichini di Europa e Chiara Geloni di YouDem è stata presentata la piattaforma PDLIVE.
Dall'articolo sull'Unità on line apprendo una serie di informazioni, ovvero che alla nuova piattaforma si accede sia iscrivendosi online al PD, sia iscrivendosi in sezione. Il costo è di 50 euro annui per chi si iscrive online (25 euro per gli under 30) e di 15 euro per chi si iscrive in sezione. Sul sito www.pdlive.it sono infatti presenti le due modalità. 
Che bello, mi dico, finalmente il PD si apre un po', dando la possibilità di partecipare anche ai tanti che in una sezione non hanno tempo/modo di andare. Inoltre mi pare di capire dall'articolo sull'Unità che si offrano agli iscritti anche alcuni servizi niente male.
Io quest'anno sono già iscritto al PD, quindi scelgo l'opzione "Se sei già tesserato, attivati l'account PD Live sul sito iscrizione.pdlive.it". Rimango un po' perplesso sull'italiano, ma comunque procedo. Accedo ad un form che mi chiede i dati anagrafici, codice fiscale, cellulare ed email. Compilo e mi si apre una finestra del sito paypal per procedere al pagamento. 

Importo: 35 euro. Ma come? Non erano 15 per chi era già iscritto? Torno indietro, cerco conferme sulle modalità di iscrizione e sui servizi a cui potrei accedere ma... niente, il deserto. Il sito PDLIVE non ha una pagina di informazioni o faq. C'è un link, per chi non è ancora tesserato, che rimanda ad una pagina del sito del PD dove leggo che con 50 euro (25 se ho meno di 30 anni) posso
  • leggere ogni giorno le versioni digitali de l'Unità, di Europa e del settimanale Left;
  • entrare nell'universo multimediale e informativo del PD: non solo YouDem e TamTam ma anche video e notizie realizzate dal partito per consentire agli iscritti di capire e seguire gli avvenimenti più importanti;
  • accedere a una piattaforma di blogging dedicata;
  • partecipare a una rete social dove discutere, interagire, comunicare con tutti gli altri membri del PD, inclusi i dirigenti e gli eletti.
Leggo anche:
  • Il PD è l'unico partito, davvero democratico, dove la voce degli iscritti e dei militanti fa la differenza: PD live è lo strumento ideale perché quella voce sia ascoltata da tutti. La forza del PD sono i suoi iscritti. La forza del PD sei tu. 
Che poi non è vero perché se la voce degli iscritti fosse stata ascoltata col piffero che stavamo al governo con Berlusconi.
Vabbè, ho capito, ma io ho già pagato la tessera al circolo. Giro un po' ma non trovo niente.
Chiudo e mi domando: ma una cosa per bene, una sola, che ci vuole a farla?

10.7.13

Chi non muore si risiede


"Chi non muore si risiede" era la frase che usava Marcello Marchesi per definire Andreotti. Non sono riuscito a trovare la data dell'aforisma, ma Marchesi è morto nel 1978 e Andreotti si è seduto ancora per parecchio tempo. Ultimamente mi sta capitando di ripensare al passato, ai vent'anni che ci separano da tangentopoli. La triste e amara considerazione è che di quel vento che accompagnò le inchieste degli anni '90 è rimasto solo il suffisso "-poli" da aggiungere un po' a caso a qualche parola che possa evocare uno scandalo, meglio se insignificante.
Solo che più il tempo passa, più la nostra classe dirigente per risiedersi cerca di non morire e più moriamo noi. La generazione che mi precede ha cominciato a mangiare i figli, non i propri, per carità, ma quelli del vicino sì. Oggi più che mai i figli di nessuno sono diventati il combustibile di chi comanda.
In tutto questo ci tocca assistere a questa pantomima di governo di unità nazionale, nato "in condizioni eccezionali" per "fronteggiare la crisi", "prendere importanti misure per la crescita" e, naturalmente, "per fare le riforme".
E invece niente, sta lì dal 28 aprile, senza dare un segno, senza una prospettiva. Non ci sono nemmeno i proclami. Si rinvia un po' tutto, si chiede all'Europa di essere più elastica nell'analisi dei nostri conti, si litiga un po' sulla giustizia, un po' sugli F35. Il futuro è un cronoprogramma vuoto, nel quale nessuno si azzarda a calendarizzare nulla.
E nessuno dice nulla. L'opposizione è inesistente (SEL) o impegnata a diminuire i propri ranghi (M5S).
Sono arrivato a sperare che dopo il declassamento di S&P di oggi torni a salire lo spread, forse un po' di paura riuscirà a smuovere le acque. O magari ci riuscirà l'interdizione di Berlusconi.
Qualunque cosa, comunque, è meglio di questa lenta agonia.

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