5.11.13

Quei cialtroni che si spacciavano per efficienti. Il sacco dell'Aquila.


Mentre impazza il dibattito sulle telefonate della Cancellieri, arriva una di quelle notizie sulle quali ci sarebbe da discutere per parecchio tempo.
E' stato reso noto il report di Soren Sondergaard, membro della Cont, la commissione di controllo del bilancio di Bruxelles, sulla situazione dell'Aquila a quattro anni dal terremoto che verrà discusso dopodomani in parlamento.
Nel documento a farla da padrona sono parole come sprechi, abusi, mafia. La Corte dei Conti Europea è impietosa nel certificare le cifre di un fallimento politico e amministrativo.
Ma il dato su cui vorrei soffermarmi è quello relativo alla contrapposizione tra "efficienza" e "burocrazia" che divenne il mantra di Berlusconi e Bertolaso nel post terremoto.
Ce lo ricordiamo tutti Bertolaso con le sue felpine ed i suoi giubotti della Protezione Civile che ci spiegava, dagli schermi televisivi, la sua idea di efficienza, fondata su prerogative da commissario straordinario? Ci ricordiamo Berlusconi che dettava le sue priorità, cambiava le procedure, spostava il vertice del G8 dalla Maddalena all'Aquila?
Il progetto C.A.S.E., la "new town"? E ci ricordiamo con quale disprezzo venivano trattati gli abitanti dell'Aquila che per qualche giorno divennero "il popolo delle carriole" perché con mezzi rudimentali andavano nel centro devastato, la cosiddetta zona rossa, a togliere macerie.
Bene, il report di Sondergaard oggi ci dice, in aggiunta a tutto ciò che sapevamo già, che quelle idee e quelle procedure erano anche inefficienti, costose e che la deroga alle procedure ordinarie ha consentito alla criminalità di entrare nella edificazione dei prefabbricati. Come sempre, poi, quando di mezzo c'è la criminalità, i prezzi sono lievitati (+158% dice il commissario) ed i materiali sono di scarsa qualità, tant'è che in qualche caso la magistratura ha dovuto sequestrare gli edifici.
Quello che è successo all'Aquila, quando, come ha accertato la magistratura in primo grado, persino il deliberato della Commissione Grandi Rischi dovette piegarsi alla operazione mediatica che Governo e Protezione Civile avevano messo in piedi, è la dimostrazione che abolendo "lacci e lacciuoli" sic et simpliciter non si fa altro che dare via libera ad affaristi, cialtroni e speculatori. Quelli che ridevano dentro al letto, mentre all'Aquila si moriva sotto le macerie, non avevano la preoccupazione di seguire una procedura, vincere un appalto, "tenere le carte a posto". Certo, le procedure e la burocrazia non hanno sempre impedito latrocini e ruberie, ma non è sostituendo le cialtronerie alle lungaggini che questo Paese può fare passi in avanti.
Impariamo, da tutto ciò, a diffidare dai collegamenti con le "sale operative" piene di gente che guarda monitor. Se proprio dobbiamo scegliere un modello, allora preferisco quello dei vigili del fuoco, un corpo efficiente e onnipresente, lontano dai riflettori e dalle sirene dei talk show, refrattario a scandali e corruzioni. Al quale, ovviamente, si continuano a tagliare fondi

4.11.13

La bufala corre sul web. Sulla pelle delle donne. (Terragni e Ravera mentono su Renzi)

Chi bazzica internet lo sa o dovrebbe saperlo, ci sono falsità, verità parziali, invenzioni o vere e proprie bufale che rimbalzano da un sito all'altro e che non riescono a fermarsi.
In Italia c'è chi, come Paolo Attivissimo, si dedica quotidianamente allo smascheramento di questi fenomeni.
In molti casi si tratta di leggende metropolitane, ma alle volte ci troviamo davanti a vere e proprie campagne di disinformazione. Come nel caso di cui voglio scrivere oggi.
Si tratta della delibera concernente il nuovo Regolamento di Polizia Mortuaria.
La questione diventerà, tra l'altro, anche il fondamento dell'ennesima querelle tra Civati e Renzi (per saperne di più sui rapporti tra Terragni e Civati date uno sguardo qui).
Della questione si sono anche occupati, in ordine sparso, il Fatto Quotidiano, Gad Lerner e Lidia Ravera.
Le cronache ci restituiscono un Renzi indignato per le polemiche.
Ma veniamo al dunque. Di che stiamo parlando?
A leggere i post di Terragni e Ravera sembra che a Firenze si sia approvata una delibera contro la l.194 sull'interruzione di gravidanza.
E invece, facendo un minuto e mezzo di ricerca su internet, scopriamo che:
Il D.P.R. 21 ottobre 1975, n°803, intitolato "Regolamento di Polizia Mortuaria", stabiliva, all’articolo 7, che "su richiesta dei genitori il seppellimento anche dei prodotti di concepimento abortivi di presunta età inferiore alle venti settimane".
Avete letto bene, 1975. Già, proprio l'anno di nascita di Renzi.
Nel 1990 il DPR 803/75 viene sostituito dal DPR 10 settembre 1990, n. 285, il cui art. 7 stabilisce che
"comma 2: Per la sepoltura dei prodotti abortivi di presunta eta' di
gestazione dalle 20 alle 28 settimane complete e dei feti che abbiano presumibilmente compiuto 28 settimane di età intrauterina e che all'ufficiale di stato civile non siano stati dichiarati come nati morti, i permessi di trasporto e di seppellimento sono rilasciati dall'unità sanitaria locale.
Comma 3. A richiesta dei genitori, nel cimitero possono essere raccolti con la stessa procedura anche prodotti del concepimento di presunta età inferiore alle 20 settimane.
Comma 4. Nei casi previsti dai commi 2 e 3, i parenti o chi per essi sono tenuti a presentare, entro 24 ore dall'espulsione od estrazione del feto, domanda di seppellimento alla unità sanitaria locale accompagnata da certificato medico che indichi la presunta età di gestazione ed il peso del feto.
Dunque, i nati morti e gli abortiti possono essere, su richiesta dei genitori, seppelliti.
E vorrei vedere, aggiungo io. Ci mancherebbe che un paese civile imponesse di non seppellire il "prodotto di un concepimento", come recita con dicitura molto asettica la norma.
E allora? Quale sarebbe la colpa di cui si è macchiato Renzi agli occhi delle pasdaran Terragni e Ravera? Proprio non si capisce.
La Terragni pone una domanda "In effetti, essendoci già una legge che regola chiaramente la materia, non si comprende la necessità di un richiamo dettagliato in una delibera comunale: a che cosa serve ribadire?". A questa domanda potrebbe rispondere un qualunque cittadino che abbia una minimale conoscenza dell'amministrazione. Cara Terragni, non si tratta di ribadire, ma di regolamentare. Tutte le leggi che hanno bisogno di una procedura attuativa vengono recepite da atti amministrativi. Come anche tu avrai potuto notare, nella legge si parla di domande e di certificati. C'è bisogno di una delibera per stabilire a chi vanno presentate quelle domande, come, quando, chi è il responsabile del procedimento. Nella delibera, inoltre, bisogna individuare dove si effettua la sepoltura, con quali modalità, a quali condizioni. Cara Terragni e cara Ravera, è la normalissima prassi amministrativa.
Come ha spiegato Renzi, "Dal 1996 ad oggi 1019 feti sono stati seppelliti nella città di Firenze, è stata semplicemente recepita in un regolamento di polizia mortuaria che non veniva rinnovato dal 1969 e che quindi non prevedeva questo tipo di interventi".
Tutto semplice, no?
No, a quanto pare.
Ora, io voglio dire una cosa e la voglio dire chiaramente.
Una cosa è la politica, una cosa sono le panzane. Una cosa è criticare le idee, un'altra cosa è diffondere notizie false per screditare il prossimo.
Sono agnostico da sempre e credo che nessuno possa accusarmi di clericalesimo, perciò posso dire senza tema di smentita che:
1) l'attribuzione di Terragni e Ravera alla Giunta di Firenze di propositi contrari allo spirito della l. 194, basandosi sulla delibera in questione, non sta né in cielo né in terra.
2) nel merito, impedire a chi abortisca di seppellire il proprio figlio non nato è un pensiero di una barbarie assoluta. Chi lo sostiene e scrive dovrebbe vergognarsi.
3) mentre Terragni e Ravera sproloquiano di aborti e procedure di sepoltura, il mio pensiero va alle migliaia di donne che affrontano l'interruzione di gravidanza tra infinite tribolazioni interiori. Nello spirito della l.194, più volte evocato, credo ci sia soprattutto il rispetto per chi vive una scelta simile. Rispetto che in certe polemiche, proprio non vedo.

Aggiornamento

Oggi, 6 novembre, registro le parole di Cristina Giachi, Assessore all'Educazione, Fondi Europei, Università, Ricerca, Politiche Giovanili, Pari Opportunità del Comune di Firenze, che su Facebook scrive:
"Credo che si sia verificato un caso di disinformazione.A Firenze non abbiamo istituito nulla, solo recepito la legge attraverso il regolamento cimiteriale, come accade in altre città, proprio per evitare vuoti regolamentari che mettono il cittadino in difficoltà. Se una donna vuole seppellire il suo feto, come amministrazione, che le dici? "Non c'è il regolamento?" E delle più di mille sepolture già presenti nei nostri cimiteri che vogliamo dire? se non attuassimo la legge, allora sì che a quel punto si creerebbe lo spazio per le reazioni delle associazioni prolife e antiabortive. Ma se regoli in modo civile la legge e attui il regolamento è solo un fatto di civiltà: per assicurare la libertà a ciascuna donna di decidere in autonomia. Posto che io per prima a una donna, su un tema così doloroso e personale, non mi permetterei mai e poi mai di vietare nulla, proprio nello spirito della legge 194"
Spero che queste parole servano a segnare la fine di una polemica inutile, pretestuosa e irrispettosa del dolore e dei sentimenti di tante donne.

Aggiornamento #2 

7.11.13 Dal loro sito web Claudia Ravaldi e Alfredo Vannacci (che aveva già commentato questo post) dell'associazione "Ciao Lapo" chiedono le dimissioni di Lidia Ravera dalla carica di assessore alla cultura della Regione Lazio.
Qui il testo completo della lettera aperta che hanno indirizzato a Nicola Zingaretti.

25.10.13

Lo strano nuovo mondo di internet

"Lo strano nuovo mondo di internet" recitava una copertina di Time nel 1994.
Ah, da noi sta per rinascere Forza Italia.

10.10.13

Grillo, i clandestini e la cialtronaggine

Grosse polemiche, oggi, dopo il post con cui i padroni del Movimento 5 stelle (Grillo e Casaleggio) hanno messo alla gogna i due senatori (Maurizio Buccarella e Andrea Cioffi)rei di aver proposto un emendamento sull'abolizione del reato di clandestinità. L'emendamento, per la cronaca, ha ricevuto il parere favorevole del Governo ed è stato approvato in Commissione Giustizia.
Non voglio entrare nel merito del post dei proprietari del M5S, ma mi ha molto colpito un episodio di cialtroneria.
Nel post c'è un link
sotto le parole "molto più civili del nostro".
Incuriosito vado ad aprire il link, immaginando chissà quale ricerca, quale studio analitico.
Con mia enorme sorpresa, invece, il link porta a questa pagina.

Nientepopodimenoché una lettera a Sergio Romano, che allora teneva una rubrica sul Corriere della Sera. Lettera del 6 giugno 2008.
Una fonte (?) obsoleta. Ma non basta, perché nella lettera c'è un lettore che invoca severità contro l'immigrazione clandestina seguendo l'esempio degli USA ma la risposta di Romano avverte il lettore che sta incorrendo in errore e che l'esempio da lui posto non si riferisce ad un processo per il reato di immigrazione clandestina ma per utilizzo di documenti falsi.
Che dire, su un tema così importante 10 minuti per fare una ricerchina su google un po' più approfondita me li sarei aspettati da quelli che "adesso li apriamo come una scatoletta di tonno". #einvece

8.10.13

Altro che diversamente berlusconiani. Siamo alle solite.

Mentre sui giornali teneva ancora banco la giravolta in parlamento di Berlusconi sul voto di fiducia al governo Letta, ministri e sottosegretari tornano a dividersi sull'IMU.
Tornano i diktat del centrodestra e le resistenze del centrosinistra. Non riesco a non pensare che tutto ciò non è altro la continuazione del dibattito "berlusconi sì berlusconi no" che ci inchioda da 20 anni. Ancora una volta una falsa questione (perché l'IMU sulle case importanti con l'esenzione a 750 euro è una falsa questione) paralizza l'azione politica del Governo, così come in passato è accaduto con l'art. 18, con i DICO, con la lotta ai fannulloni e con mille altre chiacchiere da bar che si sono trascinate in Parlamento, in TV e sui giornali per mesi e mesi.
Non ne posso più. Non vedo l'ora, una volta e per tutte, di abbandonare questa prospettiva e di guardare finalmente avanti.
L'Italia ha bisogno di un cambiamento repentino e coraggioso.
Si badi, il coraggio non è quello che Giovanardi e Formigoni hanno mostrato voltando le spalle al loro leader ormai decadente e in procinto di essere cacciato dal Senato.
Quello, semmai, è l'ennesimo episodio di vile trasformismo, al quale purtroppo la politica ci ha abituati.
Loro sono coraggiosi quanto Scilpoti è responsabile.
Il coraggio, invece, è quello di rischiare qualcosa per ottenere qualcosa di più grande. Questo coraggio, in questo momento, lo può dimostrare solo il PD.
Rischiare la propria posizione di sterile predominanza in un governo anomalo per portare a compimento alcune delle riforme che aspettiamo da 20 anni.
Mettere mano alla macchina dello Stato, alla Pubblica Amministrazione, far ripartire l'agenda digitale, stabilire una direzione per il nostro sviluppo industriale.
Fare la legge elettorale.
I diversamente berlusconiani qualche giorno fa hanno semplicemente espresso un voto per salvaguardare le loro posizioni di potere nel Governo e nel sottogoverno. Chi si era illuso di trovarsi di fronte alla svolta storica, al parricidio, alla destra finalmente europea e alla palingenesi del centrodestra dovrà presto ricredersi. Sperando di non sprecare altro tempo coltivando illusioni.

3.10.13

Che noia Berlusconi e Giovanardi. Guardiamo avanti: Stazione Oltremare


Dopo le capriole di Berlusconi di ieri ho letto e ascoltato decine di interventi, analisi, discussioni. Da "per la prima volta Berlusconi è irrilevante" a "Letta ha vinto", da "non sottovalutate il caimano" a "finalmente nasce una destra moderna".
Beh, capisco che fosse in qualche maniera inevitabile, ma sono avvilito da tutto ciò. In particolare mi sconforta chi crede davvero che Quagliariello, Cicchitto, Alfano, Formigoni e Giovanardi possano far nascere una destra moderna, dove per moderna si intende, immagino, meno becera di quella che l'ha preceduta.
Berlusconi è finito il giorno in cui ha rassegnato le dimissioni da Presidente del Consiglio nel 2011. Da allora è minoritario, nel paese, in Parlamento, persino nel partito che ha fondato.
Tutto ciò che è accaduto da allora non è da ascrivere a lui, ma alla manifesta incapacità delle altre coalizioni. Da Monti a Bersani a Grillo hanno fatto a gara nel fare più errori, nel dissipare i milioni e milioni di voti persi dal PDL. Se uno di questi soggetti avesse avuto un progetto, un programma, una squadra di governo credibili, ora staremmo parlando di un'altra storia. Ma nel futuro dell'Italia non c'è più Silvio Berlusconi. Potrà darsi che la figlia Marina, che i più invocano come successora, riesca a prendere voti, forse gli attuali "scissionisti" riusciranno a tenere a galla il centrodestra, chissà, forse addirittura a governare. Ma la vocazione maggioritaria che ha sempre mosso Berlusconi è un lontano ricordo. I suoi proclami di rivoltare il Paese, il miracolo italiano, la rivoluzione liberale che ha millantato per 20 anni è fallita. Questo è un fatto.
Dal 2011 gli attori principali delle sorte politiche italiane si chiamano Napolitano, Monti, Bersani, Grillo, Letta. Domani (speriamo) Renzi. Di sicuro non Berlusconi.
Solo il tic inguaribile del centrosinistra e di parte dei media continua a far apparire Berlusconi al centro della scena. Se anche ieri avesse fatto cadere il governo, se anche avesse compattato tutto il PDL, nel nostro futuro non c'è Berlusconi. Non più.
E visto che non rappresenta più una ipotesi plausibile nel nostro futuro, io non ne voglio parlare più. Vorrei parlare di come tornare a fare politica. Di partecipazione e partiti. Di come, da sinistra, si possa costruire e sperimentare una nuova idea di Paese.
La prima occasione mi si presenterà tra pochi giorni, il 4 e 5 ottobre alla Mostra d'Oltremare di Napoli, con l'iniziativa "Stazione Oltremare".
Una due giorni di politica, nella quale discutere e confrontarsi su temi come "città, aree interne e fondi europei", "Pd: nuove forme di partecipazione", "Territorio: ambiente, energia e innovazione".
Il programma completo dell'iniziativa prevede la partecipazione di centinaia di giornalisti, amministratori, bloggers, cittadini, imprenditori e politici che hanno voglia di guardare avanti. Sperando che il congresso del PD si tenga presto.

11.9.13

Il mito della stabilità

Sono settimane, dal giorno della condanna definitiva di Berlusconi, che ascoltiamo ripetere quasi ossessivamente dal Presidente della Repubblica, dal Presidente del Consiglio, da Bankitalia e dalle principali testate giornalistiche che "far cadere il governo sarebbe una follia" che "l'instabilità può costare cara".
Il concetto rimbalza da un'intervista ad un'altra, da un giornale ad un tolk show, dal Quirinale al bar sotto casa.
Tra le nefaste conseguenze di una crisi di governo si annoverano, di volta in volta, il fatto che decadrebbero i provvedimenti che hanno rinviato l'Imu, l'impossibilità di "agganciare la ripresa", il fatto che si vanificherebbero gli sforzi fatti sinora.
Io, sinceramente, penso che ci stiano prendendo per il culo.
Questo governo non ha fatto niente o quasi niente. La cosa dell'IMU ancora non è chiara, ancora non è definitiva e, comunque, c'è l'ombra delle solite accise dalle quali attingere la copertura finanziaria. Tagli strutturali non se ne sono visti. Riforme nemmeno. La storia del comitato dei saggi non pare essere seria, specialmente in considerazione del fatto che il PDL dimostra ogni giorno di avere a cuore solo ed esclusivamente la pelle del proprio leader. E cosa pensi di fare Berlusconi, più di ogni retroscena, lo svelano i banner che girano in rete: torna Forza Italia, quindi si va a votare.
E allora, mi domando, non sarebbe meglio rovesciarle da sinistra queste larghe intese e dire: si vede la fine della crisi, ci vuole un governo riformista serio?

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