Chi bazzica internet lo sa o dovrebbe saperlo, ci sono falsità, verità parziali, invenzioni o vere e proprie bufale che rimbalzano da un sito all'altro e che non riescono a fermarsi.
In Italia c'è chi, come
Paolo Attivissimo, si dedica quotidianamente allo smascheramento di questi fenomeni.
In molti casi si tratta di leggende metropolitane, ma alle volte ci troviamo davanti a vere e proprie campagne di disinformazione. Come nel caso di cui voglio scrivere oggi.
Si tratta della delibera concernente il nuovo Regolamento di Polizia Mortuaria.
La questione diventerà, tra l'altro, anche il fondamento dell'ennesima querelle tra Civati e Renzi (per saperne di più sui rapporti tra Terragni e Civati date uno
sguardo qui).
Ma veniamo al dunque. Di che stiamo parlando?
A leggere i post di Terragni e Ravera sembra che a Firenze si sia approvata una delibera contro la l.194 sull'interruzione di gravidanza.
E invece, facendo un minuto e mezzo di ricerca su internet, scopriamo che:
Il D.P.R. 21 ottobre 1975, n°803, intitolato "Regolamento di Polizia Mortuaria", stabiliva, all’articolo 7, che "su richiesta dei genitori il seppellimento anche dei prodotti di concepimento abortivi di presunta età inferiore alle venti settimane".
Avete letto bene, 1975. Già, proprio l'anno di nascita di Renzi.
Nel 1990 il DPR 803/75 viene sostituito dal DPR 10 settembre 1990, n. 285, il cui art. 7 stabilisce che
"comma 2: Per la sepoltura dei prodotti abortivi di presunta eta' di
gestazione dalle 20 alle 28 settimane complete e dei feti che abbiano presumibilmente compiuto 28 settimane di età intrauterina e che all'ufficiale di stato civile non siano stati dichiarati come nati morti, i permessi di trasporto e di seppellimento sono rilasciati dall'unità sanitaria locale.
Comma 3. A richiesta dei genitori, nel cimitero possono essere raccolti con la stessa procedura anche prodotti del concepimento di presunta età inferiore alle 20 settimane.
Comma 4. Nei casi previsti dai commi 2 e 3, i parenti o chi per essi sono tenuti a presentare, entro 24 ore dall'espulsione od estrazione del feto, domanda di seppellimento alla unità sanitaria locale accompagnata da certificato medico che indichi la presunta età di gestazione ed il peso del feto.
Dunque, i nati morti e gli abortiti possono essere, su richiesta dei genitori, seppelliti.
E vorrei vedere, aggiungo io. Ci mancherebbe che un paese civile imponesse di non seppellire il "prodotto di un concepimento", come recita con dicitura molto asettica la norma.
E allora? Quale sarebbe la colpa di cui si è macchiato Renzi agli occhi delle pasdaran Terragni e Ravera? Proprio non si capisce.
La Terragni pone una domanda "In effetti, essendoci già una legge che regola chiaramente la materia, non si comprende la necessità di un richiamo dettagliato in una delibera comunale: a che cosa serve ribadire?". A questa domanda potrebbe rispondere un qualunque cittadino che abbia una minimale conoscenza dell'amministrazione. Cara Terragni, non si tratta di ribadire, ma di regolamentare. Tutte le leggi che hanno bisogno di una procedura attuativa vengono recepite da atti amministrativi. Come anche tu avrai potuto notare, nella legge si parla di domande e di certificati. C'è bisogno di una delibera per stabilire a chi vanno presentate quelle domande, come, quando, chi è il responsabile del procedimento. Nella delibera, inoltre, bisogna individuare dove si effettua la sepoltura, con quali modalità, a quali condizioni. Cara Terragni e cara Ravera, è la normalissima prassi amministrativa.
Come ha
spiegato Renzi, "Dal 1996 ad oggi 1019 feti sono stati seppelliti nella città di Firenze, è stata semplicemente recepita in un regolamento di polizia mortuaria che non veniva rinnovato dal 1969 e che quindi non prevedeva questo tipo di interventi".
Tutto semplice, no?
No, a quanto pare.
Ora, io voglio dire una cosa e la voglio dire chiaramente.
Una cosa è la politica, una cosa sono le panzane. Una cosa è criticare le idee, un'altra cosa è diffondere notizie false per screditare il prossimo.
Sono agnostico da sempre e credo che nessuno possa accusarmi di clericalesimo, perciò posso dire senza tema di smentita che:
1) l'attribuzione di Terragni e Ravera alla Giunta di Firenze di propositi contrari allo spirito della l. 194, basandosi sulla delibera in questione, non sta né in cielo né in terra.
2) nel merito, impedire a chi abortisca di seppellire il proprio figlio non nato è un pensiero di una barbarie assoluta. Chi lo sostiene e scrive dovrebbe vergognarsi.
3) mentre Terragni e Ravera sproloquiano di aborti e procedure di sepoltura, il mio pensiero va alle migliaia di donne che affrontano l'interruzione di gravidanza tra infinite tribolazioni interiori. Nello spirito della l.194, più volte evocato, credo ci sia soprattutto il rispetto per chi vive una scelta simile. Rispetto che in certe polemiche, proprio non vedo.
Aggiornamento
Oggi, 6 novembre, registro le
parole di Cristina Giachi, Assessore all'Educazione, Fondi Europei, Università, Ricerca, Politiche Giovanili, Pari Opportunità del Comune di Firenze, che su Facebook scrive:
"Credo che si sia verificato un caso di disinformazione.A Firenze non abbiamo istituito nulla, solo recepito la legge attraverso il regolamento cimiteriale, come accade in altre città, proprio per evitare vuoti regolamentari che mettono il cittadino in difficoltà. Se una donna vuole seppellire il suo feto, come amministrazione, che le dici? "Non c'è il regolamento?" E delle più di mille sepolture già presenti nei nostri cimiteri che vogliamo dire? se non attuassimo la legge, allora sì che a quel punto si creerebbe lo spazio per le reazioni delle associazioni prolife e antiabortive. Ma se regoli in modo civile la legge e attui il regolamento è solo un fatto di civiltà: per assicurare la libertà a ciascuna donna di decidere in autonomia. Posto che io per prima a una donna, su un tema così doloroso e personale, non mi permetterei mai e poi mai di vietare nulla, proprio nello spirito della legge 194"
Spero che queste parole servano a segnare la fine di una polemica inutile, pretestuosa e irrispettosa del dolore e dei sentimenti di tante donne.
Aggiornamento #2
7.11.13 Dal loro sito web Claudia Ravaldi e Alfredo Vannacci (che aveva già commentato questo post) dell'associazione "Ciao Lapo" chiedono le dimissioni di Lidia Ravera dalla carica di assessore alla cultura della Regione Lazio.
Qui il
testo completo della lettera aperta che hanno indirizzato a Nicola Zingaretti.