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21.1.14

La differenza tra le riforme e l'inciucio


Dunque, dopo il voto nella direzione nazionale del PD, c'è l'accordo. Un accordo ampio, che comprende sicuramente PD e Forza Italia, ma probabilmente anche Scelta Civica e Nuovo Centro Destra. Forse anche SEL. Fuori, come sempre, rimangono Grillo e il suo partito freezer che hanno congelato 9 milioni di voti.
Un accordo ampio anche per quanto riguarda i contenuti: legge elettorale, abolizione del Senato come lo abbiamo conosciuto sinora, abolizione definitiva delle Province e nuova riforma del Titolo V della Costituzione.
Si può essere scettici sulla tenuta dell'accordo (ma, visti i tempi dettati da Renzi, risolveremo i nostri dubbi molto presto). Si possono avere legittimi dubbi sul merito dell'accordo, ma una cosa è certa: la politica italiana non subiva un'accelerazione così veemente dai tempi di tangentopoli, quando il movimento dei referendum costrinse il Parlamento ad approvare il Mattarellum e, subito dopo, ad intraprendere una serie di riforme importanti.
Il merito è ovviamente degli elettori del PD che, nonostante il PD, nonostante le tante delusioni e le infinite vicissitudini del partito, a Dicembre si sono recati ancora una volta in massa ai gazebo per votare il nuovo segretario. 3 milioni di cittadini disposti a pagare ancora una volta 2 euro per smuovere la politica dall'inspiegabile torpore che l'avvolgeva.
Matteo Renzi, forte di quel voto, dal 9 dicembre ha cominciato a correre come un matto. 
Per la prima volta in vita mia mi è venuto in mente un paragone quasi sacrilego. Per me, maradoniano senza se e senza ma, l'azione di Renzi è paragonabile al gol del secolo. Quando Diego prese la palla a centrocampo e con una magica giravolta si liberò di due avversari, nessuno poteva sapere che qualche secondo dopo avrebbe depositato il pallone alle spalle di Shilton. Così, con lo splendido discorso della vittoria alla primarie, Matteo Renzi ha cominciato la sua corsa verso la porta. Il gol ancora non l'ha segnato, siamo ancora distanti dalla porta e tutto può avvenire, ma i primi dribbling sono stati entusiasmanti e siamo in quella fase in cui il pubblico, presagendo la segnatura, comincia ad alzarsi dal sediolino, pronta ad esultare.
Ogni tanto temo che sia solo la mia voglia di cambiamento che mi spinge ad essere così fiducioso. Speriamo di no.
Tornando seri, una cosa va chiarita. Anche oggi, su Repubblica, ci si chiede cosa distingua il patto siglato da Renzi e Berlusconi dai tanti (peraltro falliti) tentativi di inciucio ai quali abbiamo assistito in questi 20 anni.
Beh, la risposta credo sia semplicissima. Il contenuto di questo accordo è sotto gli occhi di tutti. Chiaro e limpido. Gli altri tentativi, i vari patti della crostata, invece, riguardavano anche le questioni personali e personalissime di Berlusconi.
Matteo Renzi non ha parlato di giustizia con il Cavaliere. Né di conflitto di interessi. Non ha cercato l'intesa cedendo su quei temi, come invece ha tentato di fare più volte il centrosinistra.
Si può condividere o meno, ma l'accordo raggiunto riguarda solo ed esclusivamente le riforme.
Tra qualche settimana sapremo se possiamo esultare per il gol o dovremo metterci le mani tra i capelli per l'ennesima occasione sprecata, ma di una cosa siamo certi: c'è una differenza enorme tra quello che sta facendo il nuovo PD e gli inciuci di dalemiana memoria.

14.11.13

7 motivi per cui scelgo Matteo Renzi



Per la mia storia, la mia formazione, le mie amicizie mi sento antropologicamente lontano da Matteo Renzi. Abbiamo la stessa età, ma mentre io occupavo la scuola ai tempi della Pantera lui andava in giro con gli Scout, mentre io andavo all'Istituto Italiano di Studi Filosofici a cercare di capire meglio quello che mi aveva insegnato il mio prof. di filosofia, lui andava alla Ruota della Fortuna. Non c'è, quindi, tra me e lui quel sentimento di appartenenza comune che lega talvolta chi ha la stessa età. Eppure oggi e, per la verità, già alle sciagurate primarie dell'anno scorso, sono un convinto sostenitore di Matteo. Anzi, credo che queste primarie del PD rappresentino uno di quei momenti di svolta, in cui la scelta fa veramente la differenza. Un po'come fu quando si scelse tra D'Alema e Veltroni, vi ricordate, il popolo dei fax, oggi sarebbe "la rete". Allora, sbagliando, tifai per D'Alema e quella scelta, a mio sommesso avviso, ci ha condannato a 20 anni di sconfitte e subalternità.
Oggi voto per Matteo Renzi:
1) perché il suo programma è la cosa più progressista e di sinistra che ci sia in Italia. Chi si contrappone a Matteo ha tendenze passatiste (Cuperlo) o fa parte della schiera di quelli (Civati) bravi a dire no, molto meno bravi a lavorare per un'alternativa possibile;
2) perché è un vincente. Si badi, vincente non vuol dire solo capace di vincere. Per me Matteo si è dimostrato vincente soprattutto quando ha perso. Non è caduto nella sindrome del "non mi hanno capito" o, peggio, del complottismo. Tanto per fare un esempio, l'altro giorno Bersani in Tv ancora dava le colpe della sua sconfitta elettorale al destino cinico e baro. Matteo no, eppure ne avrebbe avute di cose su cui recriminare. Dopo le primarie dell'anno scorso ha riconosciuto i meriti dell'avversario, l'ha sostenuto alle elezioni e poi ha guardato avanti;
3) perché parla in maniera schietta e diretta. Senza metafore e sottintesi. Dopo lustri durante i quali la sinistra è rimasta appesa ai sorrisini di D'Alema e ai tacchini di Bersani, non so voi, ma io non ne posso più. Ho un disperato bisogno di un leader che si sappia esprimere nella maniera più chiara possibile. Così magari torniamo a farci capire e votare anche da quelli che hanno studiato di meno e che da 20 anni votano Berlusconi e la Lega;
4) perché è un uomo dei tempi che viviamo, che sa usare la tecnologia e ne capisce le potenzialità per migliorare la nostra vita. D'Alema fa il sarcastico, tanto per cambiare, quando vede Matteo Renzi che risponde in diretta su Twitter agli elettori. "Non abbiamo bisogno di un dattilografo" dice. Ecco, noi perdiamo da 20 anni anche perché siamo stati guidati da gente che scambia Twitter  per una macchina da scrivere;
5) perché parla con tutti e lo fa in maniera cristallina. Chi si candida a governare un Paese deve saper avere a che fare anche con imprenditori e finanzieri. La differenza tra Matteo Renzi e quelli che lo hanno preceduto è che per sapere cosa dice Serra ci basta andare alla Leopolda, per sapere cosa dicevano Consorte e i vertici Mps abbiamo dovuto aspettare le intercettazioni. Non è poco;
6) perché in questi 20 anni di sconfitte lui non c'entra niente;
7) perché ha ragione De Benedetti, l'unica speranza che abbiamo è saltare una generazione. Con tutte le eccezioni ed i distinguo è arrivato il momento in cui i nati dagli anni '70 in poi devono prendere in mano il Paese. Io ci credo.

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